Petrolio sotto i 49 dollari: prezzo del barile dimezzato in sei mesi. Embeh?
Ohilà. Ohibò.
I giornali, in questi giorni, in tema di Finanza, hanno speso tutti i titoli possibili.
I migliori (nel senso di peggiori) hanno parlato di crollo delle borse e del calo del prezzo del petrolio sinonimo di una crisi che avanza.
Ma siamo impazziti?
Ricordiamo ancora i titoli di un paio di anni fa che andavano nella direzione opposta e parlavano di eccessivo ed ingiustificato rialzo del greggio in grado di favorire l’inflazione dovuta all’aumento dei prezzi.
Due le considerazioni.
La prima: la finanza è un grande gioco nelle mani di chi estrae petrolio e produce idrocarburi.
La seconda: Non ci può esser altra spiegazione.
Quelli che dicono di intendersi di Finanza dicono che “Più i prezzi cadono, , più si penalizzano gli investimenti nella produzione e in prospettiva l’offerta, rafforzando le possibilità di un rimbalzo altrettanto violento delle quotazioni”.
Se non è una conferma questa ditemi voi cos’è!
Basta andare a fare il pieno e ci si accorge , immediatamente , che qualcosa è, sì cambiato ma è cambiato in meglio, almeno dal punto di vista dei portafogli di chi è costretto, ogni giorno, a passare molto del proprio tempo su “gomma”.
Sarebbe più opportuno preoccuparsi dell’incremento della disoccupazione. Persi nel mese di novembre ben 48 mila posti di lavoro.
Sarebbe inoltre utile investire più che nel petrolio nelle fonti rinnovabili.
Hai visto mai che le frange estremiste islamiche finanziate dai paesi “amici” potrebbero, così, conoscere finalmente la fine poichè non più finanziate con i soldi del Petrolio
La Redazione

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